Lettera collettiva dal carcere

pugnoIl coordinamento dei detenuti nato in maniera spontanea nelle carceri italiane per solidarietà alla manifestazione nazionale di Parma contro il carcere, la differenzazione, il 14 e il 41 bis è riuscito grazie alla mobilitazione di settembre ad abbattere il vergognoso muro di silenzio in cui il carcere viveva negli ultimi decenni. Per la prima volta dopo vent’anni i detenuti hanno preso di loro iniziativa, collegandosi e confrontandosi tra loro, la parola indicendo una protesta che ha coinvolto contemporaneamente 4 carceri con un’adesione collettiva e molti altri con un’adesione singola o di piccoli gruppi. Per far si che questa esperienza possa crescere e radicalizzarsi all’interno dei vari istituti di pena diventando una vera e propria voce e strumento di lotta dei detenuti è necessario far partire un dialogo in più carceri possibili per creare un foglio d’intenti e d’azione comune a tutti. Richiediamo a tutti di far partire una discussione nel proprio istituto e a portare la propria esperienza. Ricordiamo i punti salienti del coordinamento sin dalla sua nascita. Il coordinamento è di tutti i detenuti, di qualunque religione o cittadinanza, chiunque può riferirsi al coordinamento per azioni contro il carcere e per rivendicare i diritti dei detenuti. Il coordinamento ritiene il carcere come un mezzo di tortura, per questo lo combatte, vedendo in esso un contenitore di tutti i problemi sociali creati da questa società e che la stessa non vuole risolvere ma nascondere e reprimere.

Il coordinamento ritiene che qualunque detenuto debba essere visto come individuo attivo della società e per questo gli si dovrebbero riconoscere tutti i diritti umani oltre a tutte le attività che gli
necessitano per farlo realizzare pienamente (ricordiamo come la nostra costituzione preveda che la pena sia riabilitativa e non punitiva come purtroppo è). Nella mobilitazione di settembre protestavamo contro il sovraffollamento intollerabile, la speculazione sul prezzo della merce, lo sfruttamento dei detenuti “lavoranti”, chiedendo inoltre l’abolizione della legge Cirielli, il rispetto delle norme igienico-sanitarie, l’abolizione dei regime 14bis, 41bis e AS oltre alla possibilità di poter vivere i propri affetti anche da detenuti. Partendo da questi punti vorremmo andare avanti insieme a più detenuti possibili con mobilitazioni nazionali e attività di solidarietà a qualunque carcere entri in lotta. Troviamo ogni maniera possibile affinché alla chiamata-discussione prendano effettivamente la parola tutte e tutti le persone che nelle carceri oggi si ribellano, si battono, protestano nei modi più diversi. Il primo passo per spezzare le catene del carcere è rompere il muro dell’indifferenza, del rapporto  individualizzato con i carcerieri, che loro tendono continuamente a imporre. La solidarietà è un’arma facciamola nostra, usiamola.

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