Intervista a Riccardo Antonini

imagesPubblichiamo l’intervista registrata sui canali di www.radiazione.info relativa alla questione dei licenziamenti politici come forma di repressione contro chi lotta sul posto di lavoro.

Nella puntata di Scatenati di venerdì 12 settembre, abbiamo affrontato il tema dei licenziamenti politici e più in generale di tutte quelle ritorsioni cui sempre meno di rado i lavoratori vanno incontro nel momento in cui intraprendono delle lotte sul posto di lavoro. Si tratta a tutti gli effetti di repressione, che i padroni mettono in atto per difendere i loro interessi e per impedire che sorga e si sviluppi anche la più piccola forma di organizzazione di classe.

L’intervista di oggi vuole essere un materiale volto a rilanciare il dibattito “le lotte contro lo sfruttamento e i licenziamenti politici, per l’organizzazione dei lavoratori”, che si è svolto domenica 14 settembre nell’ambito della seconda edizione della festa di radiazione, e al quale interverranno lavoratori del ‘Comitato di Lotta Cassaintegrati e Licenziati Fiat di Pomigliano‘ e lavoratori protagonisti delle lotte nei magazzini della logistica.

http://www.radiazione.info/2014/08/programma-fiera-radiazione-2014/

Abbiamo intervistato Riccardo Antonini, ex dipendente della Rete Ferroviaria Italiana licenziato dall’allora amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti per mancata fedeltà all’azienda. Riccardo svolgeva la mansione di manutentore delle linee ferroviarie e per anni, in qualità di delegato sindacale, si è mobilitato in difesa della sicurezza sul posto di lavoro. Il suo licenziamento è avvenuto dopo i tragici fatti che travolsero la cittadina versiliese di Viareggio nella notte del 29 giugno del 2009. In quell’occasione, un treno merci carico di GPL altamente esplosivo deragliò dalle rotaie in prossimità della stazione di Viareggio, provocando una fortissima esplosione che portò alla morte di 32 persone, arse vive dentro alle loro abitazioni. In seguito a questa strage ferroviaria, Antonini si è prestato gratuitamente come Consulente Tecnico di parte per i famigliari delle vittime, nelle indagini preliminari al processo. Ciò è bastato a fargli perdere il posto di lavoro! Al momento la battaglia legale per il reintegro di Riccardo è ancora in corso, in quanto lo scorso 17 luglio la Corte d’Appello di Firenze si è espressa, confermando la sentenza già emessa in primo grado dal tribunale di Lucca, nella quale viene rifiutato il suo reinserimento presso RFI. Quello di Riccardo ha tutti i tratti di un licenziamento politico, perché con esso si è cercato di togliere di mezzo un lavoratore considerato “scomodo” per aver fin da subito denunciato la colpevolezza e la responsabilità degli alti dirigenti di FS nella strage di Viareggio e per essersi sempre messo in prima persona nella salvaguardia e tutela dell’incolumità fisica sul posto di lavoro. Tutto ciò ovviamente non rientra negli interessi dei padroni e della borghesia che ci governano. Ne è un esempio il fatto che se da un lato Riccardo Antonini è stato licenziato, dall’altro Mauro Moretti, sotto processo per i fatti di Viareggio con l’accusa di omicidio colposo, ha fatto carriera ed è stato recentemente promosso da Matteo Renzi alla guida di Finmeccanica.

Per dare un’idea un po’ più ampia e contestualizzare la vicenda di Antonini dentro a una situazione complessiva, vale la pena fornire alcune informazioni su quello che è lo stato in cui versa attualmente il sistema ferroviario italiano. Ciò a partire dalla riflessione che viviamo in un paese orientato a far passare l’Alta Velocità come elemento imprescindibile per l’avanzamento in termini di progresso, ma non si tiene però conto dell’alto tasso di personale ferroviario che continua a morire sul lavoro per scarsa sicurezza. Infatti, dal 2007 ad oggi si contano quasi 50 ferrovieri che hanno perso la vita mentre prestavano servizio e, nell’affermare ciò, va tenuto conto che dal 2007 al 2009 sono stati tagliati 70 milioni di euro alla sicurezza. A questo si aggiunge il crollo generale degli investimenti per le tecnologie che dovrebbero migliorare la sicurezza sulla rete e sulla diagnostica innovativa. A fare da contraltare, però, c’è il parallelo e progressivo avanzamento degli stanziamenti per i grandi progetti infrastrutturali e l’Alta Velocità nel complesso che continua a essere promossa in pompa magna. Giusto un anno fa, il governo Letta per finanziare parte dell’IMU cancellata, ha sottratto 300 mln ai fondi concessi a RFI per gli investimenti sulla rete tradizionale (compresi quelli per la manutenzione straordinaria!). L’esito dei continui tagli lo vediamo giorno dopo giorno nelle stragi che imperversano da nord a su Italia: uno di questi è il recente e gravissimo incidente di Butera avvenuto lo scorso 17 luglio e perfettamente in linea con la politica di tagli e disinvestimento. Tre ferrovieri esperti sono morti investiti da un treno nel tratto di linea che collega Gela a Licata, a scarso traffico (6 treni al giorno). Le cause non vanno ricercate nell’errore umano o nella leggerezza di qualche ferroviere, come si tenta costantemente in occasione di ogni incidente, ma piuttosto nello stato di abbandono di certe tratte siciliane, nella carenza di personale negli impianti adibiti alla manutenzione della linea, nella mancata assunzione di nuovi lavoratori in seguito al pensionamento dei “vecchi” con la conseguenza che il personale residuo finisce per occuparsi di zone sempre più vaste. Meno lavoratori per più chilometri di linea da manutenere a discapito della sicurezza che viene intesa come diminuzione dei ritmi di lavoro, dei tempi di attesa e dei tempi per attuare le giuste procedure. Tutto ciò accade perché da oltre 20 anni gli interessi del gruppo FS si rivolgono quasi esclusivamente sull’AV, lasciando il resto delle linee al degrado. Si noti che in Sicilia, ma non solo, le linee “sopravvivono” grazie alla buona volontà dei ferrovieri e alla loro disponibilità. Le morti di Vincenzo, Antonio e Luigi devono averle sulla coscienza i vertici/manager che hanno distrutto e massacrato il trasporto pubblico su ferro con la benedizione e il sostegno dei vari governi di destra e di sinistra. Il vero rilancio del trasporto ferroviario non passa per le politiche di accentramento delle risorse, delle tecnologie e degli interessi attorno all’AV, che sappiamo essere uno strumento attorno a cui ruotano ingenti interessi economici utili a far ingrassare soltanto le tasche dei padroni che ci investono e non quelle delle masse popolari.

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